Siamo decisamente menti crepuscolari: nell'aria si respira odore di muffa: c'è la consapevolezza che tutto il bello è stato perduto nell'ansia affannosa di farlo, e tutti i rimpianti e i rimorsi sono duvuti a questo attimo di panico. Ebbene, è tutto così, "finito"?
La società è oramai una bella sonnambula bendata, che avanza lievemente - dolcemente accompagnata dalla morte.
E noi tutti risentiamo, seppur passivamente, di questo abisso: viviamo nell'epoca più buia del decadentismo: un'epoca grigia, senza fiducia, un'epoca dove il domani lo si intuisce, ed il passato lo si loda.
Ma di certo la particolarità di quest'epoca sta nella sua democrazia: è come un manto grigio, questo malessere, che copre l'intera massa terrestre: il bello è solo una luce, un'illusione, un attimo di speranza e ringiovamento, come l'ultimo respiro esalato con un impeto di vita: bellezza appunto.
Le generazioni si elidono a vicenda: e i tempi divengono sempre più stretti, fino ad annientarsi indomitamente.
Da questo punto nasce la grande esperienza del jazz.
Il jazz assorbe la ninfa dalla miscellanea coesistenza di vite.
E' come una valigia che per secoli e secoli ha accumulato tutte le esperienze "forti" e tutta l'Arte delle epoche e degli uomini, diventando un densissimo atomo di tristezza, malinconia, romanticismo, classicismo, isteria, follia. E alla fine è esploso, in un impeto di fuoco, in un big bang di vita.
E' per questo motivo che il jazz non può essere definito un genere, ma un'aria, un'atmosfera respirata, un luogo, un rifugio. E c'è chi respira quest'aria aspettando il calar delle tenebre, e chi, come acceso da un'irrazionale gagliardia, tenta di scavalcare il parapetto, gettandosi nell'oblio.
La musica dunque, è morta. O almeno, finita: ciò che ascoltate sono lampi di aria pura, in una coltre di polvere densa.
Ecco l'importanza del jazz: siamo consapevoli che il domani non riserva più posti in paradiso, è per questo che possiamo permetterci di gongolare placitamente sul nostro sorriso più ingenuo.
Il jazz è come un cantuccio in cui chiudersi quando si è stanchi del mondo.
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